Basta furbi tra gli inquilini delle case comunali, tuona Rizzo: sconcerto tra i suoi elettori

Metà degli assegnatari di case comunali non pagherebbero l’affitto né le spese. La notiziona viene sparata in prima pagina da uno che di inquilini comunali certamente se ne intende, contando tra loro numerosi parenti, amici e benefattori: il neo assessore alla casa Gaspare Rizzo. Sopravvivranno alla sorpresa?

Tranquilli, siamo alle solite: messa così la faccenda, conduce dritto a deprecare l’Amministrazione precedente che per trascuratezza, o, peggio, per clientelismo, avrebbe tollerato una massa di profittatori.

Ma non è così, ovviamente: far pagare a ciascuno il dovuto è obiettivo costante e fatica quotidiana di ogni ufficio casa/servizi sociali, ovunque. E a Rho un po’ di più, se mai: sono finiti spesso in cronaca i ripetuti casi di minacce a dirigenti, dipendenti e amministratori della Giunta Pessina, da parte di inquilini comunali o pretendenti tali che vedevano respinte le loro pretese.

Se Rizzo diventato assessore si è ravveduto e ai suoi elettori assicura che i furbi pagheranno, non possiamo che esserne lieti. Quello che assicuriamo a lui è che noi lo prendiamo in parola: vogliamo proprio vedere.

Intanto, ragioniamo sulla base dei numeri: a Rho vivono 23.000 famiglie; 466 in alloggi comunali. Chi abita le case popolari oggi?

 

A Rho vive in case di proprietà comunale una famiglia ogni 50, su per giù. Non è affatto poco: segno che il patrimonio di case comunali, nel tempo, e soprattutto negli ultimi 15 anni, è stato incrementato e sostenuto, in questa città. E tutto quanto l’assessore Rizzo annuncia, in progetto e in costruzione (i 100 e oltre alloggi nel Contratto di quartiere per esempio), è eredità che rimane dal lavoro intenso degli anni scorsi, ovviamente.

Che tipo di famiglie abita nelle case popolari? Parliamoci chiaro: rimangono pochi degli inquilini di un tempo che lavorando hanno cresciuto figli, e adesso ci vivono decorosamente la propria terza età. In cima alle liste di coloro che hanno diritto a un alloggio pubblico si collocano oggi inevitabilmente i cosiddetti “casi sociali”: tra loro gente non solo povera, ma scomoda. E scomoda non perché povera, ma perché ha sulle spalle vite difficili, per sventura o incapacità. Una povertà che suscita più fastidio che solidarietà, sul mercato: e che il mercato taglia fuori, senza scampo. Di fatto le assegnazioni avvengono in prevalenza a fronte di emergenze, a persone per vari motivi precarie, sole o con figli: spesso con storie di disabilità, alcolismo, dipendenza, disadattamento, conti in sospeso con la giustizia; non sono poche le famiglie aggrovigliate, dove i figli fanno i conti con l’inadeguadezza dei genitori a quadrare il fine mese e le proprie esistenze complicate. Piacerebbe cancellarle, storie come quelle: ma sono lì, in carne e ossa. A volte si risolvono, spesso no. A volte chi viene sostenuto riacquista autonomia, a volte si sa già che non ce la farà mai: ma c’è alternativa?

E allora il dato non è che metà degli inquilini comunali non paghi l’affitto (dato “sparato” ad effetto: l’Assessore dia i numeri precisi!), ma che la maggioranza degli inquilini paga regolarmente, alcuni inquilini pagano “in parte” e alcuni altri inquilini accumulano morosità significative: di quelli che pagano in parte o non pagano, una buona percentuale presenta problematiche sociali vere, gli altri infine (e solo quelli) sono “i furbi”, da perseguire, come in effetti è stato fatto in questi anni (lo dimostrano i fatti). Ma pensiamoci, con realismo: se ci fossero a Rho 230 famiglie così svantaggiate, in senso materiale e morale, che la casa in cui vivono gliela paga la collettività, davvero ci stupiremmo? Sono una su 100, a conti fatti: ci scandalizza? Sì, se quell’una vive “a scrocco”; no se quell’una vive “a carico” delle altre 99: una quota di soggetti non autosufficienti non la toglie nessuno, dalle spalle di una comunità locale. Scaricata, vivrebbe comunque in qualche buco abusivo e disperato,di quelli che il Sindaco Zucchetti giustamente vuole siano bonificati anche dai privati, perché generano disordine e insicurezza.

Facciamo pure che gli sventurati veri siano solo la metà dei 230; 100 davvero possono essere i furbi, a Rho (e sempre per stare al gioco delle percentuali, vuol dire che a Rho contando ogni 200 famiglie dignitose, possiamo sospettarne 1 di disonestà: siamo in media con la morale degli italiani o no?) Dunque l’assessore Rizzo cominci a non dare dello scroccone a 4 famiglie su 5 che vivono dignitosamente in alloggi comunali, e poi vada avanti in quella che è la lotta quotidiana sempre svolta dell’Amministrazione di Rho: stanare i furbi. Sappia comunque che il punto finale è metterli in strada. Risultato: l’albergo per gli sfrattati costa di più alla collettività. E negli uffici comunali arrivano le valigie; o peggio: minacce, pugni e tanica di benzina per amministratori, dirigenti e dipendenti, come successo all’Amministrazione Pessina, a riprova che con i furbi non scherzava.

Fa comunque piacere che ora parli di “pugno di ferro” un assessore che da consigliere frequentava abitualmente gli uffici comunali per perorare la causa di non pochi suoi conoscenti, alcuni dei 100 che palesemente vivono “a scrocco” nelle case comunali. Basta citare un caso noto a molti, tra i tanti che sono stati gestiti in questi anni: quello della dura resistenza opposta da un consigliere di quartiere di Forza Italia a lasciare una proprietà comunale a Passirana, dove i cittadini attendono da anni il loro Centro civico. Caso tipico: antico assegnatario di alloggio comunale, si è allargato dando spazio a un bel po’ di parenti e di cani. Messo alle strette ripetutamente, ha sempre rifiutato i diversi alloggi alternativi offerti (ai soli aventi diritto), mandando avanti non solo certificati di sventure e malattie familiari, ma anche Rizzo, a chiedere per lui il ristrutturato Molinello di via Trecate: soluzione ideale, bifamiliare con giardino privato! Se Rizzo diventato assessore si è ravveduto e ai suoi elettori assicura che i furbi pagheranno, non possiamo che esserne lieti. Quello che assicuriamo a lui è che noi lo prendiamo in parola: vogliamo proprio vedere.

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