E finalmente, ecco il primo Piano per il Diritto allo Studio dell’era Zucchetti: ognuno per sé, e Dio per tutti.

Per Dario Re, sempiterno consigliere comunale Udc - che per 5-anni-5 ha lamentato che il Piano per il Diritto allo Studio non fosse che il copia-incolla del piano (sovietico) dell’anno precedente - abbiamo 2 notizie: una cattiva e una buona. Che sono, a rovescio, una buona e una cattiva per noi e per le scuole di Rho.
La prima: il primo PDS dell’era Zucchetti è uguale spiccicato a quello del 2006/07. A copiare, l’ass. Giovanatti ci ha messo 3 mesi, ma alla fine ce l’ha fatta (salvo smentita sul prossimo Settegiorni).

La seconda: Re si annoiava del copia-incolla cattocomunista? Bene, adesso può divertirsi col taglia-incolla cattoleghista. Spariscono fondi e progetti per chi è diverso e a disagio. Compaiono aiuti (a pioggia) alle materne autonome e a pochi fortunati poveri ma belli. Pagati con i soldi di tutte le 23.000 famiglie rhodensi, non certo di qualche mecenate fulminato sulla via della sussidiarietà, di quelli che il sindaco Zucchetti conosce.

Morale? Dopo le lezioni impartite urbi et orbi in nome di don Giussani, la linea di questa amministrazione si conferma: “Ognuno per sé, e Dio per tutti”: la formula classica del tipico italico qualunquismo devoto.

Per Dario Re, sempiterno consigliere comunale Udc - che per 5-anni-5 ha lamentato che il Piano per il Diritto allo Studio (affettuosamente abbreviato in PDS, …ma non facciamoci prendere da equivoci e nostalgie) non fosse che il copia-incolla del (brutto) piano dell’anno precedente - abbiamo 2 notizie: una cattiva e una buona. Che sono, a rovescio, una buona e una cattiva per noi e per le scuole di Rho.

La prima, quella buona per le scuole. Il mitico Piano che l’assessore Giovanatti presenta finalmente, ad anno scolastico 2007/08 abbondantemente avviato (dicono ci abbia lavorato per mesi in gran segreto con uno staff di cervelli), il primo dell’era Zucchetti, quello che sul modello luminoso dei programmi culturali di Brembate di sotto avrebbe dovuto sovvertire i PDS sovietici del passato, è uguale spiccicato a quello del 2006/07. Identico fin nei punti e virgola e punti a capo. (Salvo qualche dettaglio che si dirà).

Delle due, l’una: o lo staff di cervelli aveva esaurito la sua fantasia nello sforzo di produrre il famoso modello rhodense di integrazione a orologeria [vedi Ulivia precedente] o aveva ragione l’assessore sovietica che per 5-anni-5 ha spiegato all’annoiato cons. Re che il PDS del Comune di Rho non è il parto geniale di qualche creativo, ma più concretamente la costruzione progressiva di azioni pazientemente messe a punto con la rete delle scuole (la “comunità scolastica educante” come bene la definisce la legge); azioni che non si improvvisano, né tanto meno si infilano o si cancellano a capriccio, un anno sì e l’altro no. E infatti.

Spiace per il cons. Re, ma che il Piano fosse esattamente quello che le scuole di Rho si attendono – perché sono loro ad averlo costruito insieme alle amministrazioni, da 20 anni a questa parte – la nuova giunta ha dovuto ammetterlo, e la conferma è arrivata all’euro e virgola. A copiare, Giovanatti ci ha messo 3 mesi, ma alla fine ce l’ha fatta (salvo smentita sul prossimo Settegiorni).

La seconda notizia è quella buona per Re, ma cattiva assai per i Rhodensi. Re si annoiava del copia-incolla cattocomunista? Bene, adesso può divertirsi col taglia-incolla cattoleghista.

Noi no, che non ci divertiamo. La giunta Zucchetti ha fatto sparire accuratamente dal Piano con lo sbianchetto tutto ciò che lo qualificava in tema di accoglienza e riconoscimento reciproco tra diversi. Guai a chi guarda oltre la linea del Po. E non ci vengano a dire che non hanno cancellato i fondi per i progetti: semplicemente… hanno cancellato i progetti. Gli euro rimangono, i temi per cui spenderli no. Il che significa in sostanza che valori come interculturalità, ambiente, partecipazione sono per questa giunta una scelta privata come altre, non un patrimonio condiviso e promosso dalla città.

In pratica: il crocifisso nelle aule (e su ogni tomba in cimitero) sì. E’ patrimonio comune degli Italiani, e guai a chi lo tocca: non è un optional. Valori come la promozione di pari opportunità per chi viene da lontano (per geografia e per economia), l’accoglienza, la pace (che tra l’altro con il Crocifisso – C maiuscola - hanno parecchio a che fare) no, non si dichiarano in pubblico, a Rho. C’è chi ha il pallino di inserirli nel proprio singolo progetto educativo? Fatti suoi. Per la comune convivenza sono facoltativi: vietati no, si capisce; ma ogni famiglia e ogni scuola faccia un po’ quel che le pare. Tizzoni il filosofo ha ben dichiarato che sono faccende di chi comanda il pianeta, mica di sindaco e cittadini di Rho, no?

E così si riduce a hobby privato tutta la preziosa rete di famiglie e scuole che in questi anni ha costruito, a nome di tutta la città, un legame vero, non retorico, con coetanei dell’ex Jugoslavia (fino al miracolo di Serbi e Bosniaci già nemici di guerra, che a Rho ci vengono in gruppo), e di Chernobyl: curare le ferite dei conflitti o dei disastri ambientali sarà da ora in poi omaggio generoso ma singolare dei signori Rossi o della scuola Verdi, non più l’abbraccio solidale di una città, a nome di un popolo, quello italiano, che nella solidarietà e nella pace si riconosce per intero. Qui è la Costituzione ridotta a optional, cons. Re.

Ci sono euro che spariscono proprio, invece. Di quelli per sostenere il percorso scolastico dei ragazzini rom alle medie, abbiamo già detto. Aggiungiamo adesso la chiusura delle due ludoteche (ritrovi per bambini) che a Terrazzano e a Lucernate consentivano agli educatori di affiancare dopo le ore di scuola un centinaio di minori che non possono contare sul sostegno educativo dei genitori.

In cambio, si introduce un concorso per 35 borse di studio ad alunni di scuola media superiore poveri ma con bella pagella. Prevista la cerimonia di consegna con assegno e stretta di mano in perfetto stile MVB? Niente contro le belle pagelle, sia chiaro: sono un merito e vanno incoraggiate. Diciamo che non sempre i ragazzi poveri (quelli di Terrazzano e Lucernate di cui sopra, per intenderci) ce la fanno ad arrivarci: ma saranno anche quelli affari loro, mica della giunta.

Però: se di assegni di studio il Comune non poteva proprio fare a meno, non era meglio usare come criterio di selezione le famiglie a basso reddito con più di un figlio, per esempio; e con particolare riguardo alla 1^ media e alla 1^ superiore, dove la spesa per i libri (tutti) nuovi è una sberla per mamma e papà, bella pagella dei figli sì o no? O magari solo 10 borse per capaci e meritevoli, ma finalizzate a uno stage in azienda. Qualunque quindicenne sveglio ci mette un secondo a spendere in un i-Pod 250 euro di bonus. E a noi fa un po’ specie che a pagarglielo il sindaco Zucchetti chiami 23.000 famiglie rhodensi anziché qualche mecenate di quelli che lui conosce, fulminato sulla via della sussidiarietà.

E dopo il “taglia”, ecco l’”incolla”: 65.380 euro in più vanno alle scuole materne autonome. Distribuiti con il criterio “a pioggia” dei 140 euro/iscritto all’anno. Le scuole materne autonome accolgono anche molti bimbi rhodensi che non trovano posto nelle statali (con un costo vivo per le loro famiglie, rispetto alle statali a costo zero). Se il Comune di Rho, sempre con i soldi delle 23.000 famiglie rhodensi, decide di dare un contributo più cospicuo alle materne autonome, una cosa vorremmo verificata. Una sola, ma essenziale: che le rette di iscrizione vengano scontate di 14 euro al mese per ognuna delle 467 famiglie che le utilizzano. Che almeno entri direttamente in 467 case quanto esce dalle altre 22.533, non necessariamente più ricche.

Morale? Dopo le lezioni impartite urbi et orbi dal sindaco Zucchetti in nome di don Giussani, su questioni impegnative come il PDS ci aspettavamo fuochi col botto. Invece, la linea è quella che qualifica questa amministrazione: “Ognuno per sé, e Dio per tutti”.

Niente di che: la formula classica del tipico italico qualunquismo devoto.

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