Pensiamoci…
«Attecchisce in fretta, tra i sindaci del ricco Nord, l’idea di espellere quegli stranieri che non dimostrino di avere un reddito. Non i delinquenti, dunque. I poveri.
L’equazione tra poveri e criminali, in termini di principio e di diritto, è semplicemente disgustosa. Perfeziona il pregiudizio classista fino al razzismo: il povero diventa una “razza”, una condizione umana geneticamente colpevole. Escluso che all’interno di questa loro ripugnante idea, magari sbucciandola del suo involucro stupido e violento, i bravi sindaci possano rinvenire qualche traccia di utile riflessione (effettivamente di ricchi in galera ce ne sono pochissimi, la prevalenza è di poveracci: peggio stanno le persone, peggio fanno stare gli altri). In una società ancora salda di mente e di cuore, questa constatazione dovrebbe tradursi in assistenza, in politiche sociali, in sete di giustizia, come dicevano i padri del socialismo. Se invece i borgomastri in questione ritengono che il problema non sia affrontabile, perché non propongono, coerentemente, di uccidere i poveri uno a uno a fucilate, come i famosi “leprotti” del sindaco Gentilini? Così non vanno, i luridi poveri, a imbrattare il territorio di altri onesti padani.»
(Michele Serra, L’amaca, in la Repubblica di mercoledì 28 nov. 2007)
E’ una “cosa da Ulivo”, un’ulivia provocatoria su cui vale la pena di riflettere. Anche in casa nostra.
Perché il tema del quanti poveri possiamo accogliere e perciò inevitabilmente del chi dobbiamo accogliere (e dunque, a voler essere onesti, chi dobbiamo respingere, chi dobbiamo allontanare; e dove e come respingere e allontanare) è all’ordine del giorno anche in casa nostra. L’ha riproposto con chiarezza il sindaco Zucchetti la sera del 3 dicembre, all’iniziativa in tema di sicurezza promossa dal Consiglio Cittadino del Migranti.
E trovare risposte giuste (non esatte: giuste, che è diverso) e praticabili (non predicabili: praticabili, che è diverso) è tutto meno che facile.
Per chi abbia voglia di farsi domande a costruire risposte, naturalmente.
Per gli altri, l’unica difficoltà starebbe nel prendere esattamente la mira. Se fossero coerenti, e il bersaglio non fosse, più modestamente e irresponsabilmente, la prossima tornata elettorale.
Dicembre 8th, 2007 at 12:10 pm
Si ripropone la sfida politica sociale etica di creare le condizioni per accogliere chi sta peggio e, soprattutto, fornirgli gli strumenti per stare meglio ed emanciparsi. Che è cosa ben diversa che fare la carità/elemosina poiché questo – egoisticamente – solleva dai sensi di colpa le singole persone ma non contribuisce a cambiare le cose, anzi spesso le perpetua. Naturalmente bisogna anche fare i conti sul quanto si può realisticamente fare. Contrariamente si ha l’effetto deleterio dell’inazione e della frustrazione da incapacità di incidere sui problemi, che fa il gioco dei Borgomastri.
Tutte le altre soluzione sono demagogiche e ingiuste. Soprattutto ingiuste, perché in fondo tutta questa questione è un problema di giustizia, nel senso più ampio possibile, che attiene alle questione dell’accesso alla ricchezza del mondo, agli strumenti che la producono e quindi alla sua distribuzione. E al fatto non secondario che non è ammissibile che una persona non nata in occidente sia condannata solo per questo a vivere per sempre nella povertà nella stragrande maggioranza dei casi.
Ai Borgomastri, che purtroppo pensano esclusivamente a fare leva sulla paura e sugli istinti più gretti ed egoisti, consiglio se non han voglia di “prendere la mira” come dice Ulivia, di seguire il consiglio di J. Swift per risolvere il problema della povertà, contenuto in “Una modesta proposta” scritta nel 1729(http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaS/SWIFT_%20UNA%20MODESTA%20PROPOSTA.htm).
Stefano
Dicembre 10th, 2007 at 16:03 pm
hai proprio ragione stefano, la domanda da cui partire è questa:come mai nell’era della globalizzazione trionfante e dell’affermazione definitiva del libero mercato masse sempre maggiori di diseredati fuggono dal naufragio delle loro esistenze imbarcandosi su “zattere della speranza” e come mai un aumento complessivo della produzione di ricchezza mondiale non si traduce in un innalzamento medio delle condizioni di vita, ma produce invece una divaricazione sempre maggiore fra fasce sociali ed economiche del pianeta? Forse il senso compiuto della esigenza di un recupero della sfera politica su quella economica sta tutto in queste domande, e forse il senso del nostro agire politico sta tutto nella ricerca di risposte adeguate, credo che dovremo cercare ancora, ma che solo in questa ricerca valga la pena d’investire le nostre vite,
tommaso b
Gennaio 22nd, 2008 at 11:24 am
Cara Ulivia,
credo che il migliore commento a questo post (cioè, all’articolo del comico Michele Serra), sia questo: “Le teorie democratiche inventano i mali che denunciano per giustificare il bene che proclamano” (Nicolas Gomez Davila, In margine a un testo implicito, Adelphi, Milano 2001, p. 27).
Avete letto Gomez Davila?
http://www.internetbookshop.it/code/9788845915963/gomez-davi/margine-testo-implicito.html
http://www.adelphi.it/novita/244/3240/3241/3293/libri.asp?isbn=8845922162
Imprescindibile.
Gennaio 29th, 2008 at 3:40 am
Caro il mio Vanzaghese, mi spiace per te, ma hai il link facile e i tuoi ultimi 2 commenti sono finiti in spam di nuovo…
Ora ho reso il filtro più permissimo (max 3 links a commento), cerca di starci dentro, altrimenti vieni pubblicato quando andiamo a controllare lo spam!
Come vedi non censuriamo nessuno (come invece fai tu sul tuo blog peraltro)… scelte “editoriali”, come quella di vomitare o meno link chilometrici che il sistema non digerisce come “umani”…
Insomma anche stavolta sei stato pubblicato anche se con un po’ di ritardo, cerca di fare più attenzione…
Grazie!
admin
Gennaio 30th, 2008 at 13:34 pm
Chiedo scusa per la lunghezza dei link (devo trovare un sistema alternativo, so che ne esistono); nel frattempo, cercherò di stare più attento.
Nessun problema per il ritardo, e nemmeno per l’eventuale censura (per me, come scrivi, non è tabù; solo: si chiama “moderazione”).
Ma Gomez Davila ve lo consiglio davvero.
Il Vanzaghese