Dopo lo sgombero, niente.

Esultano Lega e opinione pubblica locale per l’abbattimento di una – 1 – abitazione illegale rom e l’allontanamento degli occupanti.

Quanti erano? C’erano bambini che frequentavano le nostre scuole? Dove sono finiti?

Chi se ne frega: sono affari loro.

Congratulazioni. Ottimo lavoro, per la nostra sicurezza.

Un anno fa esatto (era martedì santo) sono state abbattute undici – 11 – costruzioni abusive e sgomberate 70 persone. Dove sono, che fanno, come vivono ora quei 35 bambini, a Rho lo sanno tutti. Al punto che quando qualche adulto ha pensato bene di rispedire due ragazzini all’accattonaggio, l’intervento di Telefono Azzurro, Carabinieri e Servizi sociali ha risolto la situazione: come si usa ovunque in Europa.

Che patti di legalità, micro-campi e percorsi di integrazione possibili con donne e bambini siano l’unico modo per svuotare il serbatoio dei mega campi milanesi, che prosperano attirando e mimetizzando tutti gli sbandati dell’hinterland, non lo dice solo la Caritas, ma anche Prefettura e Questura e – lontano dalle telecamere – il vicesindaco di Milano, De Corato, uno di AN che sa bene che quando Milano sgombera, piangono i Comuni intorno, e quando sgomberano i Comuni, è Milano a piangere… Sono affari nostri, purtroppo.

Invece l’assessore regionale Boni, della Lega, vanta come “spazza-rom” la sua ultima legge: in Lombardia non si realizzeranno più aree legali per chi viene sgomberato, senza l’accordo di tutti i comuni confinanti. Vale a dire: non ci saranno più aree legali, e basta.

E questo spazzerà via i campi illegali? Questo spazzerà via i rom? Ma via!… Questo darà l’opportunità ai rom, ancor più aggregati a centinaia, in luoghi sempre più spaventosi e meno controllabili, di spazzare le case padane…

Se i padani ci ragionassero, forse la finirebbero di credere alle formule magiche della Lega.

Forse.

 

“Nel puntare il dito contro qualcun altro, ricorda che intanto stai piegando tre dita della stessa mano contro di te” recita pacato e infallibile un proverbio africano. Che torna in mente, all’indomani della demolizione di una -1- costruzione abusiva rom in via Magenta.

Era ora: le abitazioni rimaste in piedi dopo lo sgombero del martedì santo dell’anno scorso - undici (11) costruzioni abusive abbattute - erano pronte a subire la stessa sorte di quelle abbandonate dalle famiglie trasferite in via Sesia. Con un’unica differenza, ma fondamentale: il Comune di Rho nel 2007 è stato in grado di assicurare alla comunità locale la tappa successiva delle 70 persone spostate legalmente. Sono lì alla luce del sole: uomini, donne e bambini, con tutta la fatica ma anche la chiarezza di un percorso di regolarizzazione in atto. Ora, riguardo a chi viene sgomberato senza prevedere alcun “dopo”, sicurezza zero. Andrà a ingrossare le fila delle favelas milanesi? Ritornerà a mimetizzarsi in qualche edificio diroccato della periferia? I bambini rientrati nel nulla saranno rispediti all’accattonaggio o a rubare?

O magari verrà un mago (chi?) che caricherà 250.000 Rom sui camion (di chi?), li porterà alla frontiera (quale?) e impedirà loro per sempre di rientrare in Italia (come?). Mah. Eppure, questa è la favola che da decenni a destra ripetono, e la cosa sorprendente non è che la raccontino i politici (spacciare barzellette è il mestiere preferito da parecchi di loro, in Italia), ma che noi cittadini italiani, normalmente svegli e disincantati, ce la beviamo senza reagire. Si sprecano le dichiarazioni di cittadini appagati della vendetta (trionfanti col dito puntato contro i nemici scacciati: dove? affari loro) e ciechi di fronte alle sue conseguenze (tre dita ci avvertono: dove? affari nostri, e pericolosi).

Nei 5 anni di amministrazione di centrosinistra da Rho sono state sgomberate circa 300 persone (oltre quelle che tutti i santi giorni quegli uomini preziosi che sono i nostri Vigili allontanano dal territorio comunale): le 200 della favela a ridosso del ponte di Mazzo, la dozzina che vagava da anni tra Pantanedo e via Risorgimento (per quella donna e i suoi bambini a Rho si sono battuti in tanti, senza riuscire a ricuperarli dalla delinquenza dei capi-famiglia), i 70 ora in via Sesia.

Per arrivare a sgomberarne altrettante, l’amministrazione di centrodestra dovrà darsi altrettanto da fare. Sul tavolo ha già le pratiche avviate da anni, che le hanno consentito di agire anche il 14 marzo scorso. I rapporti del Comune di Rho con Prefettura, Questura e Forze dell’Ordine sono sempre stati attivi: se no, nemmeno loro avrebbero le informazioni e i presupposti giuridici che hanno consentito il controllo e gli interventi di questi anni. Ma per essere onesti con i cittadini, occorre prendersi responsabilità anche sull’ultima parte del lavoro, l’unica che può far sì che tanta fatica (e tanto denaro padano) non vada sprecata: il “dopo-sgombero”. Quello che Prefetto, Questore e Forze dell’Ordine, fatto il loro lavoro, chiedono sempre: sgomberati gli abusivi, demolite le costruzioni, tocca ai Sindaci sul territorio fare il possibile perché le nostre regole e le nostre abitudini - che sono quelle di ogni Paese europeo - diventino quotidiane anche per questi cittadini europei, ci piaccia o no. E non far nulla ci costa tre volte il fare qualcosa.

Quel qualcosa che si può fare concretamente: non tutte le storie di integrazione andranno a buon fine, e a Rho sotto gli occhi abbiamo sia risultati straordinari, sia insuccessi evidenti. Però almeno fino a ieri la nostra parte l’abbiamo fatta, e se solo come noi l’avessero fatta tutti i Comuni attorno a Milano, il fenomeno già oggi si potrebbe controllare e ridurre. E’ quello che ammette (almeno lontano dalle telecamere) il vice-Sindaco di Milano di AN, De Corato: uno che sa bene che quando Milano sgombera, piangono i Comuni dell’hinterland, e quando sgombera l’hinterland, è Milano a piangere… Quanto ancora in Lombardia andremo avanti così, in nome del fatto che i voti facili contano più del rispetto delle persone e della soluzione dei problemi?

Invece l’assessore regionale Boni, della Lega, vanta come “spazza-rom” la sua ultima legge: in Lombardia non si realizzeranno più aree legali per chi viene sgomberato, senza l’accordo di tutti i comuni confinanti. Vale a dire: non ci saranno più aree legali, e basta. E questo spazzerà via i campi illegali? Questo spazzerà via i rom? Ma via!… Questo darà l’opportunità ai rom, ancor più aggregati a centinaia, in luoghi sempre più spaventosi e meno controllabili, di spazzare le case padane…

Se i padani ci ragionassero, forse la finirebbero di credere alle formule magiche della Lega. Forse.

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