Obama e Tizzoni: i gemelli diversi.

Dopo 7 anni che analizza i bilanci del Comune di Rho, l’assessore Tizzoni fa una scoperta (gli hanno letto una pagina del Sole 24 Ore di qualche mese fa): Rho è il Comune che in Lombardia ha fatto più investimenti in opere pubbliche, dopo Milano. Era ora. Quelli che lui chiama debiti sono le scuole, le strade, le strutture per la sicurezza, lo sport, la cultura, oggi sotto gli occhi dei Rhodensi che le usano quotidianamente, di cui Rho 15 anni fa era priva.
Per quanto giovane, il “buon padre di famiglia” Tizzoni aveva 25 anni, 15 anni fa: grazie ai suoi neuroni freschi di neo-quarantenne dovrebbe ricordarsi perfettamente “quella” Rho. Con le auto nel centro cittadino (niente shopping ed eventi), una piscina da terzo mondo (zero sviluppo del centro Molinello), le scuole tirate su in fretta negli anni con l’eternit e i secchi per raccogliere le infiltrazioni (ristrutturate a norma una a una), un solo sottopassaggio per Milano e ingorghi ad ogni incrocio (il nuovo ponte di Lucernate e 20 rotatorie ora evitano il collasso quotidiano), Stellanda in bilico tra città e periferia (adesso è zona di svago e piste ciclabili tra le più vivibili, dotata degli unici due grandi centri vendita della città, nuovi e senza nessuno di quei problemi di traffico che erano stati paventati), villa Burba prossima alla ruderizzazione (ora il bel ricupero è ammirato e goduto da tutti), uno spazio da riprogettare in piazza san Vittore (il CentRho è modello in provincia di servizi informatici con una sala convegni che può accogliere ministri senza sfigurare), strutture per la sicurezza inesistenti o fatiscenti (ora Carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia Municipale hanno sedi nuove e dignitose), scarsa attenzione alla questione ambientale (è stata completata la metanizzazione di Rho, ultimo Comune ad usare gas-città, e primo ora in zona per la rete di teleriscaldamento) nessun mezzo pubblico anche quando il capolinea della metropolitana è arrivato a Mazzo (progettato a servizio di Fiera e non del territorio: ora la linea urbana 7 permette a tanti di mollare l’auto) e molto, molto altro…
Aveva bisogno di questi investimenti la città? Sì. Non ce n’è uno che non sia stata discusso e atteso per anni. Le opere potevano costare meno? No; e neanche sono costate di più, come si usa in Italia: in giro si sa bene che sugli appalti gli uffici del Comune di Rho sono persino fastidiosi, quanto a rigore. Si potevano utilizzare strumenti alternativi ai mutui? Dove si poteva lo si è fatto: dall’investimento privato per la caserma dei Carabinieri, al project financing per i cimiteri, alla costituzione di società proprie per la gestione dell’energia e dell’igiene urbana: ricordando che, anche in questo unica in Italia, Rho non aveva mai sperimentato nulla del genere, gestendo tutto solo con risorse interne fino al 2001. Si sono colte opportunità che assicurassero cofinanziamenti, come i Contratti di Quartiere: 3.190.000 euro impegnati dal Comune a Lucernate hanno richiamato 12.760.000 euro dalla Regione Lombardia, e 9 milioni da Aler e operatori di mercato.
Se Tizzoni afferma fieramente che tutto questo (e molto di più) - che ha fatto cambiare in 15 anni il volto di una città che risentiva della fatica di una crescita impetuosa ma affrettata, negli anni dell’immigrazione dal sud e del baby boom - è avvenuto “senza aver portato a migliorare in proporzione la bellezza, la qualità e il numero dei servizi concessi ai 51.000 Cittadini di Rho”, qualche preoccupazione sul funzionamento dei suoi neuroni della memoria è inevitabile. Non faccia tardi la sera e non mangi pesante, è l’affettuoso consiglio: perché della sua lucidità di assessore al bilancio la città ha bisogno, in questo momento.
Il Sindaco ha infatti finalmente annunciato quanto entrerà nelle casse del Comune in termini di ICI sui padiglioni espositivi di Fiera: sì, quelli che risultavano esenti per un Regio Decreto del ’39, fino a che i modesti amministratori della giunta Pessina non sono andati personalmente a Roma a sollevare la questione, che riguarda tutte le Fiere d’Italia, presso l’Agenzia centrale del territorio. Della cosa si occupò un funzionario dello Stato in gamba, che a dispetto del simpatico cognome (Cannafoglia) dimostrò una lucidità da fare invidia a Tizzoni, e avviò il lungo iter di aggiornamento della norma sulle Fiere, non identificandole più come attività di beneficenza, ma per quello che sono: sane attività commerciali produttrici di profitto. Che a Rho frutteranno tra il 1 milione e mezzo e 2 milioni di euro all’anno in entrata corrente sul bilancio: “molto più che una boccata d’ossigeno“, ammette il sindaco Zucchetti. Che sarà un respiro a pieni polmoni se si sommerà l’ICI della palazzina direzionale appaltata per 30 milioni di euro, nonché quella dei nuovi alberghi dentro e fuori Fiera, nonché l’imposta sulla pubblicità. Eccetera. A patto che si continui il lavoro per portare a casa, per tutti, i vantaggi di un territorio che cambia, come nessun altro in Italia.
Questo è esattamente il lavoro per cui l’assessore al bilancio è pagato dai cittadini: i quali ringraziano per l’allegra offerta di concertoni e mercatini, ma gradirebbero assai che l’Assessore anziché tagliare abbonamenti a periodici specializzati, chiudere collaborazioni con le reti di altri Comuni, evitare come la peste convegni e seminari, si aggiornasse un po’ e si desse da fare, come fanno i suoi colleghi: sono anni che ad ogni finanziaria tocca industriarsi per trovare modi virtuosi per rispettare Patti di stabilità sempre – e giustamente – più stringenti, più orientati a far interagire operatori pubblici e privati, possibilmente non a esclusivo vantaggio di questi ultimi. Le soluzioni corrette (i derivati da bancarotta lasciamoli alla signora Moratti) si trovano, se ci si confronta e si studia e se si ha il coraggio di mettersi in gioco.
Se no, l’unica risorsa che rimane da mettere in campo è il solito “colpa dei cattivoni di prima, che ci hanno lasciato in mezzo a una strada”: una scusa così vecchia che si guarda bene dall’usarla persino Obama nei confronti dell’amministrazione Bush. Obama ha 47 anni. Tizzoni 40.
Stessa generazione, stessa disponibilità di neuroni. Stessa capacità di essere all’altezza del mandato ricevuto dai cittadini? No: lì c’è di mezzo l’oceano.

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