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Questione di modica quantità

Sabato, Giugno 27th, 2009

E chi dal centro destra viene ancora a dirci che la politica seria non si fa con i gossip, invitiamolo una volta per tutte a farla, la politica seria.

Quanto all’etica in generale, lasciamola stare. Se a Berlusconi la patente di Grande Difensore dei Valori-non-negoziabili davanti agli italiani non la ritirano i Vescovi, non saremo noi a spuntarla.

Ma una cosa rivendichiamola, almeno quella: son 15 anni che aspettiamo che il centro destra e il suo Capo si guadagnino il consenso con i fatti, anziché con le Ive Zanicchi e le Carfagne di turno. Tutte buone persone, si intende (fino a prova contraria). Buone per vendere.

Perché l’equivoco colossale sta tutto lì: quella del cucù, praticata e vantata dal premier italiano, non è politica. E’ marketing, e dei più scadenti, per giunta. E’ perciò inevitabile che abbia il suo ingrediente principale nel gossip: carburante di emozioni private individuali immediate, non di progetti politici collettivi a lungo termine.

Diciamolo forte, allora: la smetta Berlusconi di spacciarsi per vittima del gossip. Siamo noi le sue vittime. E’ la gente come noi, che da 15 anni non ne può più di scemenze e belle curve rifilate agli italiani per politica, in questo Paese mai così avvelenato e avvilito.

Gossip e belle curve sono una narrazione emotiva, elementare e gradita a maschi e femmine di ogni età. In tv hanno un appeal che sbaraglia qualsiasi ragionamento politico vero. Per chiunque, d’altra parte, chiedersi di che cosa è fatta la polpetta è più impegnativo che leccare la salsa. Berlusconi ne ha spalmata in dosi industriali, della sua salsa piccante, in 15 anni. E quella che adesso si trova davanti è la sua stessa polpetta. Vederlo infuriato mentre accusa di gossip avversari tipo D’Alema o Franceschini o Di Pietro (quanto di meno seduttivo al mondo…) perciò fa ridere: se deve scoppiare, la bolla del marketing di serie B. lo farà da sola. Per eccesso di tensione.

E dire che Fini l’alleato e Veronica la moglie da tempo lo avvertivano. Data la compartecipazione, nemmeno loro per questioni di morale, in fin dei conti. Piuttosto, per questione di misura.

B. esibisce in maniera parossistica potere e virilità. Si compiace di sedurre da settantenne svelte ragazzine under 20. Ma se su questo invochiamo l’etica, è partita persa. In Italia infantilismo maschile e servilismo femminile spopolano. Da sempre, famiglia politica affari e avventure, si possono gestire in un unico pacchetto, per la morale pubblica del Paese. E adesso?

Adesso il bluff si vede: questo è il problema. Quella che può mettere in crisi B. ora non è una questione di etica: è una questione di format.

Foto da nonno con i nipotini su Chi, e foto da “papi” con decine di ragazze su tutti gli altri giornali, non ci azzeccano: se alla casalinga di Voghera si mischia la trama di Nonno Libero con quella di Sex and the City, persino lei perde il filo.

Il racconto dell’elicottero che sorvola presidenziale la devastazione del terremoto in Abruzzo al mattino, e atterra per una festa di compleanno alla periferia di Napoli alla sera, non convince: anche ai supporters più disposti a lasciargli contar balle a Porta a porta, vien voglia di chiedergli di confezionarle meglio, le sue carrambate.

L’immagine del premier che manca l’appuntamento con l’ambasciata per l’elezione di Obama perché impegnato in altro con una navigata escort di Bari, il glamour lo fa precipitare. Quando Sarkozy (per dire) ha puntato sul gossip per rinforzare consenso interno e internazionale, ha dato appuntamento a Carla Bruni, mica a Patrizia D’Addario. La differenza tra Brunello e Tavernello la colgono anche gli astemi. 

B. ha passato il segno proprio nella sua tecnica di marketing: la narrazione si è inceppata. Il reality ristagna, si fa avanspettacolo provinciale, opaco. Non solo non alimenta sogni, ma comincia ad alimentare perplessità, e poi fastidio. E’ il bluff del venditore che sta minando l’immagine del politico. Da affari e pubblicità tv lui viene, d’altra parte. E da lì – purtroppo per gli Italiani – non si è mai mosso: se ne fosse stato capace, avrebbe capito che non proprio tutta la realtà si lascia modellare sul pezzo che lui domina meglio. E’ la presunzione tipica dei mediocri.

Ma la mediocrità italiana gliel’ha permesso. Perché – questa è la realtà veramente disperante - a un secolo e mezzo dall’Unità nazionale, a più di mezzo secolo dalla Resistenza, il sistema politico italiano è rimasto di natura ostinatamente pre-democratica, appena scalfito dalla cultura della democrazia: la cui etica minima inderogabile ha avuto forse troppo poco tempo per radicarsi, in aree del Paese troppo circoscritte.

Così la maggioranza degli italiani rimane tragicamente convinta che diritti e rappresentanza non possono nascere in forma condivisa e dal basso, con pari opportunità per tutti, e connesse responsabilità di ciascuno (libertà, eguaglianza, fraternità: la Francia ci credeva già nel ‘700…). Il potere e il benessere - nell’esperienza della maggioranza degli Italiani - sono individuali e dipendono dall’alto, dal sistema di rapporti con singoli protettori, cui votarsi (e da votare) in cambio di benefici. Come nel sistema feudale di tre secoli fa.

Malgrado chi lo accredita come Grande Modernizzatore, B. ha confermato in pieno il Paese in questa condizione ancestrale di sudditanza. Semplicemente, vi ha innestato una tecnica pubblicitaria altrettanto arcaica (“Senza un bel seno si vende di meno”) con un aggiornamento privo di scrupoli: “Le Tv servono a vendere spettatori alle Aziende”. Il risultato, micidiale per il tipo di etica minima che la democrazia esige, è sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli ancora capaci di tenerli aperti, per lo meno.

Così da accorgersi che da 15 anni ci troviamo immersi in una “politica” gestita né più né meno come un “reality”, che ruota ossessivamente attorno all’esibizione pubblica e privata del Grande Protettore, che ha fatto di ogni consultazione elettorale, ad ogni livello, un referendum pro o contro il suo format. Adattato ogni volta al gusto degli italiani, a colpi di sondaggi e tifoserie.

I popoli più democraticamente evoluti votano un partito per eleggere lo statista che ne esprime il progetto politico. Gli Italiani hanno votato per 15 anni un sultano che presenta come partito la sua corte, ormai sterminata. Alla cui protezione i più sognano di accedere, nell’unico modo possibile per una corte: ottenendo il favore di qualcuno che già ne fa parte. Il che spiega tra l’altro perché molti cittadini avvertano ormai come riti superflui l’amministrare e il votare. Cioè superflua la politica democratica: e chiuso. Questa è l’Italia feudale del terzo millennio. Educata da B. a con-fondere politica e marketing.

Per questo all’estero l’Italia raccoglie ormai esattamente la stima che merita la “politica del cucù” che il sultano B. si è (e ci ha) concesso. L’unica politica possibile, per altro, per chi non è capace di percepire alcuna differenza tra il ruolo dello statista e quello di un piazzista. Che non concepisce altro tipo di rapporto se non quello tra venditore e cliente. E preferibilmente, con il primo intento ad abbindolare il secondo: perché anche il commercio è dotato di un suo codice etico rispettabile, volendo; ma B. allegramente lo ignora e vivamente lo sconsiglia. Per lui, non c’è nulla che non sia negoziabile, manipolabile.

Così il Grande Difensore dei Valori-non-negoziabili ha giustificato per esempio anche il servizio-Topolanek offerto in camera a villa Certosa: simpatico benefit per uomini in trasferta lontani dalle mogli. Donne-regalo, omaggio ai clienti in conto vendita per fidelizzarli meglio alla politica del cucù. Che è insomma la via italiana al prestigio internazionale: e noi Italiani dovremmo ringraziarlo, dice lui.

L’apice infatti è la riconciliazione con la Libia, con l’accoglienza da circo riservata a Gheddafi, che propriamente come statista non lo presenta nessuno, nel mondo. Tranne B., si intende: lui (che dichiara fastidio a passeggiare a Milano, città africana) ha definito appunto “cliente” l’originale capo della Jamairia. D’altra parte, il cliente ha sempre ragione: anche quello africano, se dispone di idrocarburi. E il mestiere del venditore non è quello di ragionarci da pari, col cliente, ma di lisciarlo per il verso del pelo e fargli firmare in fretta il contratto, se ci riesce.

“Venditore”, “clienti” “protettore” “lisciare”. Questo è l’unico universo concettuale su cui uno “statista” come B. modella le sue relazioni, da quelle personali a quelle politiche, da Arcore a Roma a Washington. Lo stesso dei piazzisti da caricatura, che usano le barzellette come strumenti di lavoro, e agli interlocutori prendono le misure non per confrontarsi ma per imbonirli.

Che poi stia venendo fuori che B. si circondi quotidianamente del medesimo universo di venditori protettori e clienti anche in senso – diciamo – professionale, non può stupire: e meno che mai essere attribuito al gossip alimentato dagli avversari. Ha ragione B., a offendersi se l’avvocato Ghedini lo definisce tecnicamente “utilizzatore finale” del sistema: lui ne è il propulsore.

Solo che adesso la corte è a un bivio: se B. ne imbarca troppi (e troppe), il sistema cede.

Perché – non smettiamo di ribadirlo – non gli avversari politici (i “poveri comunisti” o “la stampa eversiva”) ma la rivista FareFuturo che fa capo a Gianfranco Fini, (il miglior alleato di B.), e una dichiarazione all’ANSA di Veronica Lario (la moglie di B.) hanno aperto la crepa, avvertendo il Presidente che pagarsi le ragazze con ciondoli di bigiotteria è un  conto, compensarle con candidature pubbliche un altro. Se non per il rispetto dell’etica (quella generale e quella della democrazia, comunque compromesse) almeno perché i posti in lista sono limitati. E se si sparge la voce che il sultano concede illimitato diritto di precedenza a chi ha le misure per salirgli sulle ginocchia, buona parte dei cortigiani scopre di essere tagliato fuori. Senza contare che l’eccesso delle relazioni aumenta la probabilità di quelle pericolose, e lede il minimo di dignità che si addice a una first lady.

L’eccesso, appunto. Perché è la modica quantità la soglia che separa l’uso personale dallo spaccio, trattenendo il consumo al di qua del reato. E magari anche dell’overdose che porta al crollo. Magari.

Gli prestiamo il pullmino della Caritas?

Giovedì, Aprile 9th, 2009

Fabrizio Cecchetti – illustre concittadino Consigliere Regionale nonché Comunale della Lega – in due anni di mandato si è scomodato a prender la parola la parola in Consiglio a Rho sì e no 4 volte. Dev’essere parecchio nervoso, se per replicare agli “attacchi sconsiderati del PD di Rho” scomoda niente meno che il suo Ufficio Stampa in Regione.
Il fatto è che ai lombardi può sfuggire, ma ai Rhodensi no di certo, quanto Cecchetti sia a corto di argomenti per controbattere alle ultime osservazioni del PD: clamoroso il suo silenzio, quando gli si fa notare che dopo due anni di amministrazione e due assessori della Lega con delega a strade e servizi tecnologici, a Rho non si è vista una sola delle semplici manutenzioni di cui la città ha urgente bisogno. Figurarsi tutto il resto di cui è infarcito il programma elettorale “che stiamo rispettando”, afferma Cecchetti… Ah sì? Vogliamo parlarne?

Che ne è del Piano straordinario di messa in sicurezza di marciapiedi attraversamenti e incroci (con tanto di “perizia tecnica affidata a un esperto di elevata competenza per verificare la correttezza progettuale degli interventi di dissuasione del traffico che a detta di molti sono pericolosi e fuori norma”) del punto 4.6? O del Piano della Sostache affronti in modo sistematico e razionale il problema, sia nel centro cittadino che nelle frazioni” (punto 6.21)? Magari è utile un piccolo ripasso sul Piano d’Azione per la Cura dell’Ambiente Urbano (punto 7). O su un mitico Piano per il Futuro delle Attività Agricoleche consenta di adeguare progressivamente il settore verso attività compatibili con i nuovi standard internazionali, normativi e di mercato” (punto 19): da uno come Cecchetti ci aspettavamo come minimo il ministro leghista competente, Luca Zaia, che lo illustrasse a Rho, magari nell’ex stalla di Villa Burba - per stare in tema - utilmente ristrutturata (dalle amministrazioni precedenti): e invece, dopo due anni, niente.

Ma all’appello mancano anche cenni di vita su progetti-simbolo, quali“Cambiare i regolamenti comunali per imporre ai proprietari di abbattere o mettere in sicurezza gli stabili abbandonati o i campi non coltivati, che favoriscono attività illecite” (sempre punto 4), il molto più semplice ma tuttora inattuato “potenziamento dei servizi di trasporto, anche individuali, delle persone che devono accedere alle strutture ospedaliere” (17), il rilancio della Settimana internazionale dello sport, su cui orgogliosamente si affermava (24): “Crediamo di poter accedere a importanti contributi della Regione Lombardia [di cui Cecchetti è Consigliere autorevole n.d.r.] e porremo la richiesta di una forte sponsorizzazione tra gli argomenti di discussione con la Fondazione Fiera Milano [per quanto nessun cittadino conosca se e di che cosa Cecchetti e i suoi colleghi abbiano discusso con la Fiera, in questi 2 anni].

Per non essere noiosi, rimandiamo a prossimi documenti altri e più approfonditi cenni su Ospedali, sicurezza, decoro urbano: cavalli di battaglia della Lega in Lombardia, ma somarelli zoppicanti della Lega rhodense.

Invece,visto che Cecchetti lo tira in ballo, ci permettiamo di riprendere dal suo Programma il punto che riguarda La Fornace (25): “Il PGT provvederà a ripensare gli spazi per i momenti di aggregazione, in particolare per i giovani, dove si possa fare musica fino a tardi. Questo deve permettere di rilocalizzare il Centro di via Statuto e chiudere La Fornace”.

A Cecchetti facciamo notare che la sua amministrazione ha semplicemente chiuso spazi e servizi, senza alternative, per i giovani di Rho, né sul fronte del tempo libero né tanto meno su quello delle opportunità occupazionali; e affossato il progetto di un nuovo Liceo Classico; e stanziato per le attrezzature nelle scuole (delega alla Lega) 16.000 euro, contro i 22.000 dedicati al cerimoniale (?).

A meno che per politiche giovanili non si intenda la sponsorizzazione ai campionati di wrestling, o il concertone di Fabri Fibra sotto il diluvio nella prima edizione di Rho Alive (che si promette di replicare quest’anno: “musica fino a tardi senza disturbare chi vuole dormire”, già…), contemporaneamente alla bella esibizione di svastiche e croci celtiche di Cuore Nero, su area privata, fuori regola e con presidio di forze dell’ordine, data la riconosciuta pericolosità sociale.

D’altra parte, il Sindaco Zucchetti dice che i Padri Costituenti darebbero la loro benedizione, e che si chiamino Cuore Nero o Cuore di Mamma per lui è lo stesso; uguale in questo al Sindaco Moratti, che sotto elezioni porta il padre ex-partigiano in carrozzina alla manifestazione del 25 aprile, e a vittoria elettorale ottenuta si affretta a “rispettare la libertà di pensiero” delle teste rasate al raduno europeo della destra estrema nella propria città.

Il PD lo ripete: se gli si toglie la crociata anti-zingari (che è ben altra cosa, rispetto alla tutela della legalità), le mani e la testa di Cecchetti e della Lega di Rho restano vuote: clamorosamente e innegabilmente vuote.

Quasi quasi, si potrebbe chiedere alla Caritas di prestargli un pullmino per fare un giro nelle amministrazioni leghiste dei dintorni, che qualche idea in più, per amministrare sul serio le città loro affidate in questi anni, l’hanno pure coltivata.

Pane e choc

Giovedì, Febbraio 5th, 2009

Son settimane che l’Assessore Tizzoni lavora a un altro di quei Grandi Eventi che dovrebbero cambiare la qualità della vita in città. Anzi in the city, per dirla con le precise parole. Sue, o della Funzionaria di Alta Specializzazione assunta per i Progetti Speciali del Comune di Rho: una che sta costando ai cittadini quanto un funzionario del massimo livello, con l’aggiunta di un bonus da 26.780 euro l’anno. E ci si aspetta che produca in proporzione, visto che nel curriculum si specificava che parla correntemente 4 lingue europee. Requisito utile per inventare lo slogan dell’evento: CHOC in the CITY.

No, tranquilli, non è una rassegna di film dell’orrore: non è lo “choc” inteso come spavento, il coccolone di fronte a una catastrofe, a uno sbarco di marziani; lo choc per un Maroni ministro dell’interno che invita ad essere più cattivi con gli irregolari, mentre anche i ragazzini danno fuoco spensieratamente ai senza tetto; o lo choc al pensiero che la qualità della vita a Rho sia affidata alla creatività dell’assessore Tizzoni… Non quello “choc”.

Noi si pensava che quando il sindaco Zucchetti ha istituito la delega ai Grandi Eventi e ha assunto una addetta ai Progetti Speciali intendesse rinforzare per Rho il ruolo di perno del territorio sulle questioni dell’Expo. E invece. Sarà perché l’Expo è ferma la palo in attesa che a destra la smettano di litigare su come ripartirne i benefit – che intanto stanno rapidamente sfumando all’orizzonte – sarà perché i Grandi Eventi si misurano comunque sulla statura di chi li organizza, lo choc di cui trattasi per la nostra city è il “choc”. Cioc. Cioccolato! Tutto sotto controllo.

Tre giorni in piazza di degustazioni al cacao per grandi e piccini. Buono! Offre Tizzoni? No, non è mica gratis… Che qua siamo in crisi, eh?!

Già, la crisi. Si dà il caso che l’Assessore ai Grandi Eventi gestisca in the city anche le deleghe alle Attività Produttive. Ora, qualcuno ha notizia che le News del Comune e il suo Blog personale abbiano mai fatto cenno a una-attività-una contro le situazioni di crisi in cui stanno scivolando le aziende della nostra zona? Qualcuno ha notizia di una convocazione in argomento della Commissione Consiliare per le Attività Produttive (ultima riunione 23 ottobre 2008)… che ha all’odg per la prossima volta il bando per il mercatino?

Qualcuno ha notizia che l’Amministrazione Zucchetti abbia elaborato un’ipotesi anche vaga di iniziative di solidarietà, proposte di sostegno, sul tipo di quelle messe in campo da Regione, Provincia, persino dalla Diocesi del Card. Tettamanzi? O almeno che stia diffondendo l’informazione (preferibilmente in lingua italiana) ai cittadini che di quelle risorse potrebbero avvalersi? Zero. Nothing. Nagotta (in padano doc).

Ora, non si vuol sostenere che come la regina Maria Antonietta, l’Assessore ai Grandi Eventi sia di quelli che “Se non hanno il pane, si mangino il cioccolato…” (per quanto suoni un tantino impegnativa la seguente sua dichiarazione: “In un momento storico altamente critico e delicato per via della grande crisi economica e dei numerosi scenari di guerre nel mondo ancora attivi, tentiamo con questo evento di alleviare, seppur per poco tempo, le preoccupazioni dei nostri numerosi concittadini…” ) No no.

L’Assessore è solo uno che fino al cioc per grandi e piccini ci arriva, con giovanile ammirevole entusiasmo. Allo choc, quello vero, pericoloso, da adulti, di un’economia che scricchiola e mette spalle al muro i grandi e piccini suddetti, nella medesima city, no, non ce la fa ad arrivarci. Come i ragazzini, preferisce semplicemente non pensarci.

Intanto, in tema di crisi non saprebbe neanche da che parte cominciare, a Rho; e poi tradirebbe la consegna dell’ottimismo che viene dall’alto (si fa per dire, eh?!), in Italia: bel Paese, in cui tutti siamo invitati a tornare ragazzini, e a non pensarci. Che così tutto si risolverà.

La ricetta anticrisi, in the city e in the nation? La stessa: compratevi un bacio perugina, così fate l’amore con il sapore. E lasciate in pace il manovratore.

San Sebastiano

Giovedì, Gennaio 22nd, 2009

Leggiamo con piacere nelle News del Comune che “Sabato 24 gennaio il Corpo di Polizia Locale ricorderà San Sebastiano, la cui memoria liturgica ricorre il 20 gennaio. Il motivo della festa intitolata a San Sebastiano sta nel suo essere il patrono della Polizia Locale.” [Giusto. Nel caso dubitassimo che i Vigili di Rho festeggino a sorte il patrono dei Paracadutisti o quello dei Bersaglieri].

Finalmente una festa, per i nostri ghisa, che sono indubbiamente gli uomini (e le donne) di cui i cittadini sentono maggiormente la mancanza (salvo quando li vedono aggirarsi col blocchetto in mano nei pressi della propria auto). Ai nostri ghisa noi vogliamo bene, davvero. Perché, se no, ci saremmo dati da fare come centrosinistra, rinunciando a vendere l’ex caserma dei Carabinieri e anzi progettandone, finanziandone e avviandone la ristrutturazione per un’ottimale sistemazione della nostra Polizia Locale? E portando a casa 230.000 € per rinnovarne il parco mezzi e la centrale operativa?

Ci lascia un po’ perplessi il programma della festa cui il Sindaco e il Comandante Frisone li convocano (e ci invitano): che prevede tra l’altro alle ore 10.30 presso il Comune di Rho lo schieramento veicoli (al Sindaco piace, come ha dimostrato lo scorso 2 giugno: magari stavolta gli fanno guidare una moto con la luce blu); alle 11,30 la Santa Messa presso la Parrocchia di San Vittore, concelebrata da Sua Eminenza Mons. Francesco Coccopalmerio seguita da benedizione in piazza, corteo e sfilata fino al Santuario dei Padri Oblati (più che dei Padri, il Santuario sarebbe della Madonna Addolorata, ma ci siamo intesi lo stesso).

Ora, si capisce che nessuno più dei nostri ghisa abbia bisogno di tanta protezione divina, ma proprio un pellegrinaggio, al sabato mattina, gli (e ci) dovevano organizzare?

E poi qualcuno ci spieghi perché il resto della new dedicata alla festa dei Vigili consiste nell’illustrazione in dettaglio del curriculum di sua Eminenza Mons. Francesco Coccopalmerio, referente per sua Santità dei Testi Legislativi della Santa Sede [magari desse qualche santa dritta ai Vigili sul redigendo Piano del Traffico...].

La new ci offre su di lui una messe di informazioni, assicurandoci anzitutto che trattasi di un arcivescovo cattolico italiano. [Giusto anche questo: ci fosse mai venuto il sospetto che Sindaco e Comandante ci portino qui per la benedizione un imam sciita yemenita]. E che il titolo citato (la new precisa che mons. Coccopalmerio è anche Membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nonché del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani) gli è stato conferito nel 2007 da Papa Benedetto XVI, dopo la rinunzia presentata dal cardinale Julian Herranz Casado all’incarico di presidente per sopraggiunti limiti di età. Prendiamo buona nota.

Anche a mons. Coccopalmerio – che è simpatico e in gamba – vogliamo bene, sia chiaro. Però, fossimo uno dei nostri ghisa, a leggere la news ci verrebbe da chiedere con un po’ di magone di chi è la festa, secondo il Sindaco.

Ma date a Vigili e cittadini qualche notizia in più di san Sebastiano, se mai: protettore di quelli cui tocca beccarsi le frecce e soffrire in silenzio.

Efficienza leghista? Ma và a ciapà i ràtt!

Domenica, Gennaio 11th, 2009

Sull’esordio di Massimo Pagani neo assessore leghista alle strade (e marciapiedi), in giro con il Sindaco il giorno dopo a contare i mezzi che mancavano nell’operazione “White Befana” a Rho, sarebbe impietoso aggiungere qualcosa agli accidenti già ampiamente tributati dai cittadini unanimi. In caso di neve, Lega o non Lega, sulle strade è causa persa, si sa.

Merita attenzione invece l’azione incisiva del collega della Lega all’istruzione, così come scolpita nel Bollettino di Crisi (Notiziario Comunale on line): “La situazione scolastica è stata tenuta sotto controllo direttamente dall’Ass. Roberto Giovanatti, che nella mattina del 7 gennaio ha verificato che in tutte le scuole ci fosse personale sufficiente a garantire il servizio nei confronti di tutti gli studenti presenti. Si è registrato, come prevedibile, un forte tasso di assenza, sia degli studenti che degli insegnanti, ma il personale presente in tutte le scuole è risultato essere adeguato”.

Ora, uno si chiede: ma a ‘sti benedetti giovanotti qualcuno gliel’avrà spiegato in 20 mesi qual è il lavoro dell’assessore? Che cosa tocca a loro verificare e cosa no? Nel dubbio, gli diamo una mano.

Anzitutto, informiamo cortesemente che il personale nelle scuole non è più dipendente dal Comune, e da un pezzo: da qualcosa come 60 anni le insegnanti, da 8 le bidelle. Dunque, il compito di organizzare la task force in grado di badare ai pochi ragazzini depositati in aula da mamme toste il giorno dopo la tormenta, tocca ai Dirigenti Scolastici: son fatti loro, e si sono dimostrati perfettamente adeguati.

Ma metti anche il caso che il valoroso Assessore avesse verificato carenze di personale (non suo): che soluzioni adeguate avrebbe potuto offrire (di suo)? Sempre in spirito di collaborazione, gliene suggeriamo 3:

  1. dotare di moon-boot le impiegate dell’anagrafe e trasbordarle con un gatto delle nevi calato da Pian dei Resinelli nelle scuole sguarnite di maestre;
  2. offrirsi personalmente come baby sitter, rivelando nel ruolo doti insospettabili almeno quanto quelle di spalatore esibite dal collega Cecchetti;
  3. mobilitare le Ronde padane, notoriamente addestrate a domare torme di piccoli, indigeni e non, col racconto di pensanighe in meneghino stretto.

Ci permettiamo di farci portavoce di situazioni al contrario sfuggite all’Assessore che invece sì, toccava proprio al Comune verificare che fossero adeguate:

  1. le nuvolette di vapore che uscivano dalla bocca dei fanciulli in diverse scuole sprovviste di riscaldamento decente, là dove evidentemente la rimessa in funzione degli impianti non è stata gestita con l’adeguato anticipo e la necessaria efficienza
  2. l’empasse dei furgoni della mensa scolastica, non adeguati a scodellare qualcosa di caldo se non proprio alle 12.10 come di consueto, neanche alle 12.45 o alle 13: nelle scuole dove hanno ricevuto il pranzo alle 14.15 ovviamente han dovuto scaldare a fiato pure quello;
  3. l’organizzazione del tutto inadeguata a coordinare condizioni delle strade e servizio scolastico (scuole aperte a strade impercorribili, chiuse a emergenza risolta).

Forse, se invece di contare maestre e bidelle si fosse concentrato su come attivare per tempo adeguate catene di informazione - i genitori normalmente si passano parola tramite telefonia fissa e mobile, e molti anche con collegamenti informatici -, non ci sarebbe stato bisogno delle trombe montate sull’auto dei Vigili in giro per le strade: metodo della disperazione, adeguato allo sgombero di condomìni in caso di emergenza.

E non sono state gran che adeguate neanche le News del Comune, pervenute alle 6:30 del giorno 8; mentre la sveglia suona in assenza di informazioni certe, ai genitori non viene in mente di cercare le news sul web, per lo più, ma se mai di sacramentare in lingua madre, alle prese col seguente indovinello : “Imbacucco il pupo per la scuola e mi reco al lavoro, o lo lascio dormire e prendo un altro giorno di permesso?”

Con l’occasione, ci pregiamo informare l’Assessore anche di qualche altro dettaglio che gli compete, a prescindere dalla neve e dalla Befana, consigliando rapida e operativa verifica

  1. del numero di genitori irritati per la persistente diffusa incertezza circa le “nuove” modalità di ricarica per la mensa scolastica, che da inizio anno per precauzione hanno sospeso i pagamenti, cerando un buco nelle entrate di cassa comunali che cresce allegro oltre il miliardo vecchie lire
  2. del numero di genitori delusi per il servizio Tuttinsieme, convertito dopo quattro mesi di tira e molla nel non-servizio Ciascunoacasasua, con tante scuse e arrivederci
  3. del numero di genitori preoccupati per il penoso stato di manutenzione di diversi impianti sportivi frequentati dai loro figli in città.

Sommando tali dati, si ottiene come risultato il giudizio diffuso sull’adeguatezza amministrativa dei Leghisti rhodensi: un bel “Ma và a ciapà i ratt!”, di impareggiabile padana sobrietà.

… e sbattiamogli in faccia il Bambinello!

Mercoledì, Dicembre 17th, 2008

Monsignor Fabrizio Cecchetti – ripreso da testate nazionali (niente di meglio da pubblicare?) -, si è assunta la missione di insegnarci il catechismo. Di più: lo sta insegnando “al card. Tettamanzi e alla sua diocesi”. Che poi sarebbe quella di Cecchetti, visto che il nuovo monsignore non risulta (al momento) risiedere fuori dai confini della terra ambrosiana, né aver (ancora) fondato una Chiesa scismatica leghista di rito calderolico, o un monastero autonomo retto dall’abate Borghezio.

Lezione n.1: come “festeggiare degnamente il Santo Natale”. Tutti invitati sabato pomeriggio in via Matteotti a ritirare uno dei 700 piccoli presepi (made in China?) che la Lega regalerà ai rhodensi, metaforicamente da lanciare sulla testa al Cardinale per farlo rinsavire, da quel cattocomunistaccio che è diventato, quando auspica che anche i musulmani possano pregare degnamente a Milano, e insiste nel mandare una lettera natalizia agli immigrati (cattolici e non) in cui si parla proprio di presepe, ma in questi termini sovversivi: «Quest´anno vorrei dirvi la mia gioia, ma insieme anche un po´ la mia pena, perché gli angioletti del Presepio mi stanno portando delle notizie vostre che mi sembrano molto importanti; venendo a Milano, Gesù Bambino troverà che i bambini e i giovani immigrati sono diventati moltissimi, vivono amicizie e competizioni tra di loro e con gli altri ragazzi, vanno a scuola tutti insieme ciascuno con il suo vestito e il suo colore, e ci suggeriscono che il segreto del successo sta proprio nell´amicizia, nella solidarietà nell´imparare a vivere insieme gli uni accanto agli altri, rispettando la particolarità di ciascuno e aiutandosi vicendevolmente».

«Tettamanzi ? - predica mons.Cecchetti - continua a ricordare le difficoltà degli immigrati, ma in difficoltà ci sono tantissime famiglie italiane; e poi ribadisco: dal momento che il prelato non diffonde appelli per portare in tutte le case i simboli della cristianità, con tutto il rispetto ci sentiamo in dovere di farlo noi».

E sbattiamogli in faccia il Bambinello, a ’sto prelato… Perché è a questo che servono i Bambinelli padani (made in China?). Con tutto il rispetto, si intende.

Chi ha cuore di spiegare adesso a mons. Cecchetti che la capanna con Myriam, Youssef e il piccolo Jeoshua rappresenta giusto giusto una famiglia palestinese immigrata temporaneamente da Nazaret, senza neanche una camera regolare in una pensioncina per bene?… con lei gravida ospitata abusivamente in una stalla incautamente prestata da un comunista allevatore di Betlemme, cui fanno elemosina i no-global pastori dei dintorni e persino quei radical-chic dei Re Magi, intellettuali di sinistra venuti da fuori… Tutti in violazione dell’ordinanza del locale sindaco Erode, che vieta le questue moleste (vagito di neonato, asino e bue raglianti e maleodoranti: in spregio a ogni prescrizione ASL).

Comunque, a ritirare il mini-Presepe andiamoci tutti. Un bacio a Gesù Bambino fa bene. A patto di ricordarsi almeno una delle tante inequivocabili parole di Gesù Adulto, tipo: “Se amate quelli che vi amano che merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?… Ero forestiero e non mi avete ospitato… Signore, quando mai?… Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me… E se ne andranno, questi, al supplizio eterno”.

Supplizio eterno o no, il Cardinale evidentemente più che del nuovo vangelo secondo Fabrizio, continua a fidarsi di quello secondo Matteo; e quello continua a predicare, come da 2000 anni in qua: quando si dice la tradizione… E’ il suo mestiere, e lo fa benissimo, grazie a Dio (che per altro è il suo Principale).

Qualunque cosa ne pensino mons. Cecchetti, il suo principale dal dito medio facile, e i fedeli del dio Po.

Ognuno scelga il suo evangelista di riferimento, e Buone Feste Cristiane a tutti.

Tranquilli, stiamo tornando!

Venerdì, Dicembre 5th, 2008

Star fuori rete per un po’ di giorni può anche far bene. Ma quando è troppo, è troppo…

E’ simpatico scoprire che anche nell’area rarefatta del web ogni tanto un urlaccio è l’elemento che determina la soluzione dei problemi di connessione. Abbiamo segnalato, atteso, cortesemente risegnalato, civilmete ri-atteso, eseguito, ri-ri-atteso, controllato, ri-ri-ri-atteso, verificato, ri-ri-ri-ri-atteso e poi… “Ehi lassù, voialtri storditi, vi date una mossa o no, a rimetterci on line?” Ha funzionato. Pare.

Mentre eravamo off, ne sono sucesse un bel po’, di cose interessanti…

Dalla prossima settimana, si ricomincia a ragionare. Con la nostra testa.

That’s ammore!

Lunedì, Novembre 17th, 2008

No,  non è un fotomontaggio.

No, non sono scatti da un album di nozze alternative.

Serve solo per fare una prova: sostituire mentalmente al quasi-past President George W. (per gli amici Dabliù…) BUSH il Presidente eletto Barack (Hussein) OBAMA…

…Impensabile, vero? La differenza sta tutta qui. Non è questione di abbronzatura. Ma di senso del ruolo, della posta in gioco, dello stile, della misura.  

Questione di dignità, signori Presidenti. Suvvia.

Obama e Tizzoni: i gemelli diversi.

Mercoledì, Novembre 5th, 2008

Dopo 7 anni che analizza i bilanci del Comune di Rho, l’assessore Tizzoni fa una scoperta (gli hanno letto una pagina del Sole 24 Ore di qualche mese fa): Rho è il Comune che in Lombardia ha fatto più investimenti in opere pubbliche, dopo Milano. Era ora. Quelli che lui chiama debiti sono le scuole, le strade, le strutture per la sicurezza, lo sport, la cultura, oggi sotto gli occhi dei Rhodensi che le usano quotidianamente, di cui Rho 15 anni fa era priva.
Per quanto giovane, il “buon padre di famiglia” Tizzoni aveva 25 anni, 15 anni fa: grazie ai suoi neuroni freschi di neo-quarantenne dovrebbe ricordarsi perfettamente “quella” Rho. Con le auto nel centro cittadino (niente shopping ed eventi), una piscina da terzo mondo (zero sviluppo del centro Molinello), le scuole tirate su in fretta negli anni con l’eternit e i secchi per raccogliere le infiltrazioni (ristrutturate a norma una a una), un solo sottopassaggio per Milano e ingorghi ad ogni incrocio (il nuovo ponte di Lucernate e 20 rotatorie ora evitano il collasso quotidiano), Stellanda in bilico tra città e periferia (adesso è zona di svago e piste ciclabili tra le più vivibili, dotata degli unici due grandi centri vendita della città, nuovi e senza nessuno di quei problemi di traffico che erano stati paventati), villa Burba prossima alla ruderizzazione (ora il bel ricupero è ammirato e goduto da tutti), uno spazio da riprogettare in piazza san Vittore (il CentRho è modello in provincia di servizi informatici con una sala convegni che può accogliere ministri senza sfigurare), strutture per la sicurezza inesistenti o fatiscenti (ora Carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia Municipale hanno sedi nuove e dignitose), scarsa attenzione alla questione ambientale (è stata completata la metanizzazione di Rho, ultimo Comune ad usare gas-città, e primo ora in zona per la rete di teleriscaldamento) nessun mezzo pubblico anche quando il capolinea della metropolitana è arrivato a Mazzo (progettato a servizio di Fiera e non del territorio: ora la linea urbana 7 permette a tanti di mollare l’auto) e molto, molto altro…
Aveva bisogno di questi investimenti la città? Sì. Non ce n’è uno che non sia stata discusso e atteso per anni. Le opere potevano costare meno? No; e neanche sono costate di più, come si usa in Italia: in giro si sa bene che sugli appalti gli uffici del Comune di Rho sono persino fastidiosi, quanto a rigore. Si potevano utilizzare strumenti alternativi ai mutui? Dove si poteva lo si è fatto: dall’investimento privato per la caserma dei Carabinieri, al project financing per i cimiteri, alla costituzione di società proprie per la gestione dell’energia e dell’igiene urbana: ricordando che, anche in questo unica in Italia, Rho non aveva mai sperimentato nulla del genere, gestendo tutto solo con risorse interne fino al 2001. Si sono colte opportunità che assicurassero cofinanziamenti, come i Contratti di Quartiere: 3.190.000 euro impegnati dal Comune a Lucernate hanno richiamato 12.760.000 euro dalla Regione Lombardia, e 9 milioni da Aler e operatori di mercato.
Se Tizzoni afferma fieramente che tutto questo (e molto di più) - che ha fatto cambiare in 15 anni il volto di una città che risentiva della fatica di una crescita impetuosa ma affrettata, negli anni dell’immigrazione dal sud e del baby boom - è avvenuto “senza aver portato a migliorare in proporzione la bellezza, la qualità e il numero dei servizi concessi ai 51.000 Cittadini di Rho”, qualche preoccupazione sul funzionamento dei suoi neuroni della memoria è inevitabile. Non faccia tardi la sera e non mangi pesante, è l’affettuoso consiglio: perché della sua lucidità di assessore al bilancio la città ha bisogno, in questo momento.
Il Sindaco ha infatti finalmente annunciato quanto entrerà nelle casse del Comune in termini di ICI sui padiglioni espositivi di Fiera: sì, quelli che risultavano esenti per un Regio Decreto del ’39, fino a che i modesti amministratori della giunta Pessina non sono andati personalmente a Roma a sollevare la questione, che riguarda tutte le Fiere d’Italia, presso l’Agenzia centrale del territorio. Della cosa si occupò un funzionario dello Stato in gamba, che a dispetto del simpatico cognome (Cannafoglia) dimostrò una lucidità da fare invidia a Tizzoni, e avviò il lungo iter di aggiornamento della norma sulle Fiere, non identificandole più come attività di beneficenza, ma per quello che sono: sane attività commerciali produttrici di profitto. Che a Rho frutteranno tra il 1 milione e mezzo e 2 milioni di euro all’anno in entrata corrente sul bilancio: “molto più che una boccata d’ossigeno“, ammette il sindaco Zucchetti. Che sarà un respiro a pieni polmoni se si sommerà l’ICI della palazzina direzionale appaltata per 30 milioni di euro, nonché quella dei nuovi alberghi dentro e fuori Fiera, nonché l’imposta sulla pubblicità. Eccetera. A patto che si continui il lavoro per portare a casa, per tutti, i vantaggi di un territorio che cambia, come nessun altro in Italia.
Questo è esattamente il lavoro per cui l’assessore al bilancio è pagato dai cittadini: i quali ringraziano per l’allegra offerta di concertoni e mercatini, ma gradirebbero assai che l’Assessore anziché tagliare abbonamenti a periodici specializzati, chiudere collaborazioni con le reti di altri Comuni, evitare come la peste convegni e seminari, si aggiornasse un po’ e si desse da fare, come fanno i suoi colleghi: sono anni che ad ogni finanziaria tocca industriarsi per trovare modi virtuosi per rispettare Patti di stabilità sempre – e giustamente – più stringenti, più orientati a far interagire operatori pubblici e privati, possibilmente non a esclusivo vantaggio di questi ultimi. Le soluzioni corrette (i derivati da bancarotta lasciamoli alla signora Moratti) si trovano, se ci si confronta e si studia e se si ha il coraggio di mettersi in gioco.
Se no, l’unica risorsa che rimane da mettere in campo è il solito “colpa dei cattivoni di prima, che ci hanno lasciato in mezzo a una strada”: una scusa così vecchia che si guarda bene dall’usarla persino Obama nei confronti dell’amministrazione Bush. Obama ha 47 anni. Tizzoni 40.
Stessa generazione, stessa disponibilità di neuroni. Stessa capacità di essere all’altezza del mandato ricevuto dai cittadini? No: lì c’è di mezzo l’oceano.

Dal Family-day alla Vaffa-night

Mercoledì, Ottobre 22nd, 2008

Il Sindaco di Rho ultimamente è nervoso. Parecchio.
Che si direbbe se in piena seduta pubblica la signora Moratti lanciasse ripetuti Vaffa- all’indirizzo di un consigliere di opposizione? Impensabile, per una donna della sua classe. E infatti lei i Vaffa- li pensa ma non li dice. Il minimo di self control che si chiede a un Sindaco.
Invece il Sindaco Zucchetti, fino a ieri un uomo della stessa classe, adesso li pensa, li dice, li ripete, e non si scusa. Lo ha fatto nell’ultima seduta di Consiglio, il 16 ottobre.
E il Consigliere Kirn di Forza Italia non ha avuto nemmeno una consapevolezza del suo ruolo sufficiente a fargli difendere la dignità del Consiglio che presiede, in una sede che i cittadini ci terrebbero a sapere leggermente più istituzionale di un bar sport. Il che rende adesso molto più interessanti i progetti di diffondere in diretta radiofonica le sedute consiliari: promettono di essere più divertenti e se non altro più autentiche delle risse organizzate da Maria De Filippi.
Di motivi per essere nervoso, il Sindaco un po’ ne ha: va riconosciuto con onestà. Persino a Milano la situazione della maggioranza di Rho è una di quelle segnate da bollino rosso. Per tener buoni gli avviliti o gli scalpitanti, visti inutili i bastoni, hanno già riempito ceste di carote, in vista delle imminenti candidature provinciali, che dovrebbero far tornare un po’ di conti che non tornano. Ma le carote sono molte, e i conigli pronti a mangiarle pochi.
Anche perché il Sindaco, di suo, di carote da distribuire non ne ha o non ha voglia di cercarne più. I Consigli di amministrazione delle Società del Comune dan poca soddisfazione; gli amici di Fiera mettono le mani avanti e smentiscono di aver rinunciato ai ricorsi sull’ICI (ma non si erano mica “normalizzati” i rapporti? lo aveva comunicato il Sindaco in persona …); i cittadini che hanno ricevuto dal Comune offerte di riscatto dal diritto di superficie al modico ammontare di 9.300.000 euro totali le stanno rispedendo al mittente, comprensibilmente anche un po’ alterati…
Vuoi non concedere a questo punto al Sindaco un Vaffa- all’indirizzo dell’opposizione? Mica potrà mandare Affa- (come sarebbe naturale) la sua maggioranza! Contro la minoranza ci si può sfogare gratis: classica reazione dell’impotenza, di fronte alla rissa di tutti contro tutti nel centro-destra di Rho. Rissa inevitabile quando in campo ciascuno mette non le idee (proprie e della propria parte) … ma gli interessi: ben più consistenti e appassionanti delle idee. Già.
Il Vaffa- è scattato all’indirizzo del consigliere PD Giuseppe Scarfone, quando la sera del 16 ha chiesto di mettere all’ordine del giorno - serenamente e pacatamente - una discussione su quegli obiettivi di PGT (il nuovo piano regolatore, per intenderci) che una sorprendente conferenza stampa al mattino aveva divulgato urbi et orbi. Sorprendente non per il contenuto degli obiettivi (a parte qualche chicca, tipo la volontà di riempire Rho di piste ciclabili dopo che si sono cancellati tutti i possibili investimenti e progetti già in corso), ma perché ha sorpreso per primi i Consiglieri di maggioranza, che dell’accordo su tali obiettivi non erano stati messi al corrente, né dal Sindaco, né dall’Assessore (competente?) né dalle rispettive segreterie politiche. Che classe.
Per altro, a illustrare gli obiettivi in conferenza hanno provveduto esponenti (non eletti) di alcuni gruppi di centrodestra (assente AN), tra cui professionisti locali firmatari di importanti progetti sul tavolo del Sindaco. Anche qui, quanto a classe: non il massimo, diciamo.
Il fatto è che da mesi la maggioranza discute di PGT senza trovare un accordo sul professionista da incaricare. E di ciò sono comprensibilmente preoccupati soprattutto gli operatori direttamente interessati a possibili trasformazioni urbanistiche, ai quali in materia di PGT di Rho, a questo punto, non importa tanto di capire quali siano gli obiettivi, ma chi siano i santi in paradiso cui conviene per tempo votarsi. E magari votare e far votare, possibilmente senza successive brutte sorprese in aula, come avvenuto per l’assegnazione di lotti alle cooperative…
Mah. Forse l’invito del Sindaco moralista a lasciarsi andare ad attività fisiche del tipo caldeggiato nella Vaffa-night e vivamente sconsigliato nel Family-day ha una sua intrinseca saggezza, e Zucchetti non è il primo a suggerire che sia un’ottima pratica per sfogare le tensioni (attenzione, però: se vi becca a bordo carreggiata, son multe).
Poi, ciascuno si regoli come crede: in queste faccende, de gustibus non desputandum est.